ASSOCIAZIONE ALFONSO LISSI

cropped-cropped-LogoAntonioLissi-ModificatoManiGrandi-1.jpgL’Associazione Alfonso Lissi, che esclude ogni scopo commerciale o di lucro, ha lo scopo di:
a) valorizzare e diffondere i valori costituzionali ed antifascisti, onde promuovere la crescita sociale e culturale dei propri soci, delle loro famiglie e dei cittadini in genere;
b) svolgere opera di aggregazione delle persone e degli enti che condividono i principi e le finalità della Associazione ed intendono impegnarsi per la loro realizzazione;
c) gestire circoli sociali, culturali, ricreativi, sale di ritrovo e ricreazione, biblioteche, sale di lettura, impianti sportivi riservati ai soci, loro familiari, conoscenti ed ai cittadini in genere;
d) organizzare e gestire, sia direttamente che in collaborazione con altri organismi, iniziative a carattere sociale, culturale, turistico, editoriale, ricreativo e sportivo a favore dei soci, loro familiari, conoscenti e cittadini in genere.
L’Associazione si propone inoltre di favorire le iniziative e le manifestazioni promosse da forze politiche, enti, associazioni e comitati che si richiamano alle origini, allo spirito ed ai valori del movimento operaio ed antifascista, mediante la concessione, dietro richiesta, dell’uso delle strutture e degli spazi posseduti dall’Associazione.

 

CHI E’ ALFONSO LISSI?

Alfonso Lissi nasce a Salvadera (oggi Capiago Intimiano) 20160305_173753il 5 novembre del 1908. Di famiglia poverissima, dopo aver trascorso un breve periodo in Germania e poi alla Trafileria di Como come operaio, viene assunto alla ditta di costruzione elettromeccaniche e di locomotive a vapore Cemsa di Saronno.

Nell’aprile del 1935 viene arrestato, insieme ad altri 15 compagni, con l’accusa di far parte di una organizzazione comunista e, con sentenza n.10 del 30/1/1936 del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, viene condannato ad otto anni di prigione in quanto “capo cellula” dell’organizzazione stessa, nonché per “introduzione in Svizzera di materiale propagandistico antifascista”. Il 15 febbraio del 1937 è scarcerato per l’amnistia (a cui si somma il condono del marzo 1938), e ritorna all’occupazione presso la Cemsa di Saronno, riprendendo anche la sua attività politica e sindacale.

Nel marzo del 1944 è fra gli organizzatori dello sciopero generale che si svolge nella zona di Como e di Saronno. Dai rapporti della questura dell’epoca, Alfonso Lissi è descritto come “uno degli animatori di Lora e degli scioperi di questa provincia [..] segnalato più volte quale agitatore comunista e feroce antifascista”. A seguito di quanto successo a marzo, Lissi entra in clandestinità e raggiunge, sul Monte Berlinghera a Sorico, un piccolo distaccamento partigiano, fondato dall’avvocato Rosa di Como. In seguito a conflitti interni, Lissi ed altri (Moretti, Tettamanti e Corbetta) si separano da questo gruppo e costituiscono il primo nucleo del distaccamento “Puecher” della 52ª Brigata Garibaldi “Luigi Clerici”, inizialmente battezzata Brigata Proletaria.

Il 18 luglio 1944 Alfonso Lissi, di ritorno dal Cln di Como convocato per i conflitti interni al “gruppo Rosa”, è sorpreso a Bugiallo (sempre in zona Sorico) durante un massiccio rastrellamento delle truppe nazifasciste. Viene condotto prima a Chiavenna, poi a Colico, ed infine al Carcere di Monza, dal quale subito evade.

Rientrato nei ranghi, dopo ordine del Comando Garibaldi, viene spostato in Val d’Intelvi, in qualità di Commissario Politico e dopo poco affiancato al Comandante Ugo Ricci.

Il 3 ottobre 1944, con l’obiettivo di imporre ai fascisti uno scambio di prigionieri, si cerca di catturare l’allora Ministro dell’Interno della “Repubblica” di Salò, nonché stretto collaboratore di Benito Mussolini, Guido Buffarini Guidi, che in quei giorni è in territorio comasco. L’operazione purtroppo fallisce, Alfonso Lissi, nome di battaglia “Lamberto Bianchi”, muore a Lenno per difendere la ritirata dei compagni.

Lissi è stato decorato della Croce al valore militare.